Critica

Il diaframma che separa - al di qua... al di la... - assume in se il tema che Caverzasio indaga: Sia esso schermo, recinto, palizzata - o citazione di essa - pone qualcosa "oltre", che risulti celato, occultato o nascosto. Inversamente c'è sempre qualcosa che si nasconde... quindi il timore - donde il disagio - verso una realtà che si conosce illusoria, ovvero verso una presenza non certamente tangibile, ma pure quanto sentita!... Lo stesso porsi come pittura - tra le tavole della stecconata - altro non fa che riproporre il diaframma "oltre", telescopicamente: proprio nel momento in cui il colore (dalla radice "kel", da cui "celare") usa -...la forza che fa nascondere (l'essenza di una cosa), secondo una interpretazione antichissima? il "colore" in quanto "ricopre"...- (devoto). Ecco quindi talvolta simulare, o dissimulare, - interminati spazi di la da quella?- in cieli che racchiudono - in magnis coeli cavernis - cari segnali o acquisite presenze di la?... di qua... E dalla proiezione reciproca - da entrambe le parti e su entrambe - nasce la suggestione dell'ambiguità dell'ambiente.

 

Mario Di Salvo - 1983