Critica

Il senso della realta' nell'opera di Adriano Caverzasio Adriano Caverzasio, che si è formato negli anni settanta, nel clima delle nuove avanguardie europee ed americane dell'iperrealismo e della nuova oggettività, mostra di avere già maturatouna sua personale visualizzazione della realtà, che esprime attraverso l'impiego di mezzi, di segno, di colore, dell'immagine, che richiamano le tecniche e il linguaggio della grafica, della fotografia, del cinema, arti certamente coeve alla nuova pittura e con essa concorrenti nella ricerca di un nuovo senso della realtà, del modo nuovo di disporsi dell'artista da una molteplice angolazione nei confronti del reale. Un gesto, un movimento, dei passi, un grido, uno squarcio di cielo, lo sfrecciare di un aereo, una matita, una gomma, un pacchetto di sigarette sul tavolo, una bandiera che si alza, un uomo che cammina, che si concentra in un gesto, o ripiega in se stesso sotto l'assillo di un pensiero improvviso, sono parti della realtà, con cui Adriano mostra di fare i conti nella sua ricerca pittorica. Filosoficamente egli è consapevole della problematicità del reale e dei molteplici limiti, che esso frappone ogni volta nella nostra intenzione di visualizzazione. "Così il diaframma che separa riassume in sé il tema, che Caverzasio indaga", il tema dello schermo che nasconde e dell'angolo sempre diverso e condizionante, dal quale lo sguardo si protende a scoprire la realtà, che erge a noi interlocutoria. L'artista l'incalza da ogni parte nel suo paziente e attento lavoro e si sente gratificato se riesce a fissarne una parte, a cogliere cioè una presenza, un segnale, un colore una luce di qua e di là dal cielo come sul proprio tavolo e nella sua stanza o all'aria aperta: un segno dell'oltre? La lingua, lo stile, i mezzi acquisiti dall'avanguardia sono diventati personali e impiegati con coerenza, rimandano talora con intelligenza alla tradizione, non già per desiderio di citazione dotta, ma per ravvivarla nell'unico modo possibile in arte, che è senza dubbio quello di rinnovarla.

 

Vincenzo Marotta - 1983