Critica

Pittore  comasco, ma con tangenze biografiche pisane, Adriano Caverzasio propone un dialogo e un viaggio attraverso le tracce di una felice stagione dell’architettura del ‘900 e il più straordinario complesso monumentale medievale.

Como e Pisa, dunque, come città del cuore e del silenzio, depositarie di memorie di pietre e di marmi, luoghi di architettura sublime: che è quello che interessa e nutre la ricerca pittorica di Caverzasio.

Lo skyline urbano è la prima immagine a formarsi sulla lavagna del viaggiatore

 in cerca di linee, forme e volumi, introducendo lo sguardo, sul lago come sui lungarni, verso un paesaggio segnato dall’uomo e dalla storia, per farlo posare, estasiato, sui capolavori di Giuseppe Terragni e sui candidi marmi della piazza pisana. La scintilla che scocca tra razionalismo e romanico illumina la tela, sollevando per un istante i veli del tempo e i cumuli di polvere per esaltare i dettagli che si vorranno decisivi a comprenderne il miracolo costruttivo.

E’ un itinerario fisico e intellettuale tra le forme e gli spazi, quindi nelle molteplici e variate esperienze della percezione che ne svelano l’immutata e immutabile armonia emozionale. La complessità materica della opere di Caverzasio – spesso risolte con gessi, colle, carte, tele, pigmenti – accompagna l’attenta, studiatissima selezione degli elementi qualificanti il linguaggio dell’architettura nei suoi valori pittorici.

La qualità della luce, nelle trasparenze e nelle velature, nei rapporti tonali e nelle improvvise accelerazioni cromatiche, e la qualità dello spazio, nell’equilibrio delle forme di facciate, torri e angoli, sono le prerogative di linguaggi unificati, fermati e impressi nella tela di Caverzasio.

 

 

 

Alessandro Tosi - 2012