Critica

L’idea di Adriano Caverzasio di indagare sulle relazioni di senso e di valore tra la modernità medievale e il razionalismo comasco è certamente coraggiosa e innovativa. Riuscire a fare, pittoricamente, un salto logico prima ancora che cronologico di circa mille anni mantenendo quel rigore analitico ed espressivo che è segno della serietà della ricerca, non è un’operazione semplice. L’intuizione di partenza è spiazzante ed affascinate al tempo stesso, perché è decisamente interessante riuscire, come fa Caverzasio, ad intravedere nella purezza delle linee e delle prospettive architettoniche del romanico la matrice iniziale del segno ordinato e razionale che nel novecento disegnerà il volto più riuscito di Como. Il mondo medievale diventa il luogo dello slancio verso l’infinito con tutta la razionale potenza della ragione e del pensiero, il bisogno religioso e la speculazione filosofica cercano punti di contatto in un sublime sforzo di rappresentazione dell’assoluto. Il tratto di Caverzasio sembra entrare nelle fibre dell’architettura, alla ricerca del segreto dell’armonia e della pulizia formale. Si nota, nelle sue opere in mostra, la grande esperienza di una manualità di pittore addestrata da anni di pratica e di disegno, spinta dal desiderio costante dell’aderenza coerente, vitale per ogni artista, dello stile pittorico ed espressivo con l’universo mutevole della propria sensibilità. Il pennello di Caverzasio analizza e si sofferma a lungo sulla potenza della materia, la tela prende corpo e trasmette la presenza tangibile dei marmi e della pietra. Dalla basilica di Sant’Abbondio alle torri che intervallano le mura della città, Como ha una forte anima romanica e medievale che consolida ed esalta l’antico impianto romano della città. Ed è chiaro che questo tessuto architettonico stratificato nei secoli ma eternamente presente influenza l’artista tanto quanto riesce a fare il simbolo urbano per eccellenza, quella geniale casa del fascio di Giuseppe Terragni che riassume e sintetizza le altre pregevoli testimonianze razionaliste a Como. La scintilla che scocca tra questi due mondi sembra essere il bagliore energetico di una differenza di potenziale nella pittura, come se il piano dell’arte fosse in grado di recepire il lampo della genialità scientifica di Alessandro Volta, altro benefattore comasco dell’umanità. Caverzasio quindi intuisce per primo il legame tra questi universi, analizza e dimostra con i suoi quadri che non solo esiste un dialogo tra questi diversi momenti così lontani della storia dell’arte, ma che il filo conduttore della bellezza pura non si è mai spezzato, anche quando la storia lo ha sovraccaricato delle tensioni di strutture barocche e spesso ridondanti. Il lavoro di Adriano Caverzasio, quindi, testimonia il talento dell’artista e la serietà dello storico, che si ricarica di forza ed energia dalla passione senza limiti per la città che egli ama. Ed è per queste ragioni che la sua mostra in San Pietro in Atrio è senz’altro un momento di grande valore nel cammino di Como sulla strada dell’identità strategica della cultura come fattore di sviluppo civile e sociale.

 

Sergio Gaddi - 2011