Critica

Un impasto denso e spesso di stoffe, carta, caolino, sabbia pigmento che determina spessori e sovrapposizioni è mezzo attraverso il quale Adriano Caverzasio realizza le sue opere. Attento alle ricerche informali degli anni Cinquanta, da Burri a Tàpies, che certamente hanno intensamente segnato la sua formazione artistica, egli persegue una ricerca coerente, costante e personale che non si accoda alle mode, e non fa il verso alle tendenze più attuali. Il suo procedere è intrinsecamente legato alla materia, intesa come elemento specifico del confronto tra l'essere umano e il mondo. Un confronto però non primordiale e primario, come quello evocato dai suoi predecessori informali, che cercavano una sorta di momento originario della materia, quanto legato alla attualità vissuta nel quotidiano. Ecco perché nelle sue tele tagliate e strappate, incollate insieme a carta e terra, affiorano soggetti al centro del dibattito sociale dei quotidiani nazionali e delle conversazioni cittadine: l'edificio fatiscente della ex Ticosa e il suo destino tra politica e degrado sociale, l'edificio razionalista della Casa del Fascioa di Terragni come emblema della grandezza culturale prodotta dalla città di Como, la bandiera italiana come segnale di appartenenza alla società civile. Il pensiero politico, civile, culturale affiora continuamente - nel vero senso del termine come segno dipinto nella stratificazione della superficie - nelle opere di Caverzasio, sia quando appare una struttura che rammenta gli edifici che caratterizzano il tessuto urbano della città, sia quando la nostra attenzione viene attirata da una data, caratteri stampati, che rinvia a qualche episodio significativo della storia civile, come il conflitto mondiale (Novecentoquarantaquattro) o l'unità d'Italia (Milleottocentosessantuno). E' questo aspetto contenutistico presente all'interno di una pittura materia e rendere questi lavori originali. Senza aver partecipato direttamente a gruppi o tendenze, Caverzasio si è senza dubbio confrontato anche con l'arte concettuale nelle sue declinazioni più oggettuali, come quella degli artisti del Nouveau Réalisme. Da un punto di vista linguistico nelle opere si stabilisce il confronto tra l'informe della materia e l'approssimazione del segno, un segno tratteggiato sulla superficie irregolare creata dalle colate di caolino e di pigmento, o un segno generato dall'accostamento di pezzi stoffa di consistenza differente, ricoperta da colore e terra. Si percepisce quindi nell'opera il desiderio di superare l'informe con un disegno, una griglia (geometrica o architettonica). Nei dipinti più recenti questo ruolo è svolto dalla definizione di un monitor, evocato da un semplice quadrato dagli angoli smussati che definisce una porzione di spazio nel campo dell'opera. Come nel caso dei numeri stampati o delle griglie architettoniche anche qui il riferimento è all'attualità: la TV come medium sul mondo, come filtro della quotidianità e dei problemi ad essa connessi. Non si tratta di un richiamo alla tecnologia, piuttosto a una condizione di intimo e fisico rapporto con il monitor - televisivo, ma anche informatico - che , come tanti altri oggetti tecnologici, è entrato a far parte della nostra vita come prolungamento e potenziamento dei nostri organi.

 

Elena Di Raddo - 2007